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| William Golding |
Proprio questo concetto viene esternato nell'opera prima dello scrittore William Golding "Il signore delle mosche", dove l'autore si spinge ben oltre l' "umana immaginazione" attraverso il coinvolgimento di figure associate, di solito, a quanto di buono sia rimasto al mondo: i bambini.
Nel suo romanzo, lo scrittore inglese premio nobel nel 1983, immagina un incidente aereo che, però, permette il salvataggio solamente dei bambini.
Travolti dalle tipiche paure, quali il buio, la solitudine e la lontananza dai genitori, e "spaesati" (almeno inizialmente) dalla nuova realtà, gli "infanti" decidono ben presto che è ora di organizzarsi ed affrontano la situazione creatasi.
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| Il signore delle mosche |
In quel preciso istante le vicende Ralph, Jack, Piggy e tutti i "bambini dispersi" si intrecciano tra di loro in un turbine di violenza e continua sopraffazione dei propri simili.
Il romanzo di Golding rappresenta, senza dubbio, una visione pessimistica del mondo in cui l'uomo
tende a prevalere sul suo simile, facendo venir meno i principi della ragione.
Il titolo del romanzo, che allude al male, fa riferimento alla testa mozzata di un maiale circondata da mosche a cui Simon, figura particolare (quasi spirituale) nel romanzo, attribuisce l'appellativo di "Signore delle mosche".
Nell'esternare questo concetto, l'autore utilizza le "candide figure" dei bambini che permettono di raggiungere pienamente l'obiettivo attraverso la contrapposizione "ingenuità della fanciullezza"/ "crudezza della realtà".
Inserito nella "speciale" classifica dei 100 libri da leggere nella vita, si presta bene ad una piacevole lettura.
Alessandro Falanga
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